Archive for 2014
giovedì 28 agosto 2014
Posted by SimoneGallina™
martedì 20 maggio 2014
Posted by SimoneGallina™
Antonio Nazzaro: Torino-Caracas senza ritorno
"Come se il presente nel suo stesso accadere fosse al tempo stesso terra da scavare, cielo da viaggiare, e paesi e città. “E non una vita soltanto” dice in un suo verso da me rubato come titolo di un libro di viaggi nella letteratura e qui, dove Torino, Caracas, il suo monte Avila, il volto nello schermo del PC , e altre cose sembrano sovrapporsi come veli su veli, la memoria e il presente convivono. Perché un uomo è questa convivenza “In me abitano moltitudini”, diceva più o meno il vecchio Walt Whitman, immortalato da Federico Garcia Lorca come “vecchio pederasta con la barba piena di farfalle”. E Arthur Rimbaud fu fiammante nel dire, ben prima di ogni presunta scoperta freudiana, “J’est un autre”, io è un altro.
Le citazioni de poeti non servono solo ad ancorare la scrittura di Antonio Nazzaro Zambon in una questione che da secoli agita gli scriventi perché agita i viventi, ma anche per segnalare la natura di poesia accennata di questo andare avanti per prosa e per ripetizioni. Come una poesia intimidita."
Le citazioni de poeti non servono solo ad ancorare la scrittura di Antonio Nazzaro Zambon in una questione che da secoli agita gli scriventi perché agita i viventi, ma anche per segnalare la natura di poesia accennata di questo andare avanti per prosa e per ripetizioni. Come una poesia intimidita."
dalla prefazione di Davide Rondoni
Antonio Nazzaro, Odore a. Torino-Caracas senza ritorno
Don Quixote illustrations from around the world (1960s)
vergogna Italia!
Abolita la Storia dell’Arte in Italia:
a quanto pare, il Paese non è in grado di sostenere lo studio della Storia dell'Arte nella scuola...
di Paolo "Ottokin" Campana in art
Mi vergogno di essere italiano.
Mi vergogno di vivere in uno stato disattento, cieco, gretto, ignorante e poco lungimirante.
Mi vergogno di vivere in uno stato che dimentica le sue radici e la sua cultura. Già la cultura, figlia dell’arte e della storia di questo paese, ve la ricordate vero l’Arte? Quella con la A maiuscola quella di cui l’Italia detiene il sessanta percento dei beni culturali del mondo (60%). Avete letto bene… del mondo!
Mi vergogno di vivere in un paese che non studia la storia dell’Arte nelle proprie scuole.
La notizia è di poco tempo fa, la Storia dell’arte non tornerà nelle scuole come materia di studio. Malgrado la raccolta firme, le pressioni e gli appelli di reintrodurre la materia uccisa dall’ex ministro Maria Stella Gelmini con la sua legge di riforma del sistema scolastico (nn. 133 e 169/2008) che ne ha cancellato o drasticamente ridotto l’insegnamento.
Ricordiamo infatti che dagli anni 2009 e 2010, oltre all’abolizione degli Istituti d’arte, la riforma Gelmini ha imposto la riduzione delle discipline artistiche nei «nuovi» Licei artistici, la cancellazione di «Storia dell’arte» dai bienni dei Licei classici e linguistici, dagli indirizzi Turismo e Grafica degli Istituti tecnici e dei professionali; zero ore per i geometri; cancellazione di «Disegno e Storia dell’arte» dai bienni dei Licei scienze umane e linguistici; cancellazione di «Disegno e Storia dell’arte» dal «nuovo» Liceo sportivo; eliminazione del «Disegno» nei trienni di questi ultimi «ambiti formativi»
Una cosa abberrante. Una riforma insensata che non solo ha spazzato via la cultura dell’Arte, ma anche tutte quelle materie che erano le base di buona parte della nostra storia e del famoso “made in Italy“, quelle che una volta venivano chiamate arti applicate come il design, la moda, la grafica, la nostra eccellenza creativa è morta con quella riforma.
Negli ultimi due anni si sono moltiplicati i tentativi di far rinascere la disciplina e tutto il sapere perduto. Appelli incessanti tra 2012 e 2013 non sono serviti, compresa una clamorosa raccolta di 15mila firme sostenuta dallo stesso Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray. Fino ad arrivare il il 31 ottobre 2013 era finalmente arrivato in Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera l’emendamento «C 1574-A» presentato da Celeste Costantino, deputata di Sel, per il «Ripristino della Storia dell’arte nella Scuola secondaria». Il sì sembrava scontato ma alla fine l’emendamento «non ha trovato ascolto»…
Bocciato
Perché, dice la motivazione della maggioranza della Commissione, reintrodurre la materia…
«Significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla».
Ed è esattamente questo il motivo per la quale io mi vergogno di essere italiano, mi vergogno di portare mio figlio a scuola sapendo che non imparerà mai sui banchi di scuola che Leonardo, Michelangelo e Donatello non sono le Tartarughe Ninja, ma dovrò spiegarglielo io. Mi vergogno di vivere in un paese che dovrebbe e potrebbe vivere di turismo culturale, di beni artistiche, un paese che dovrebbe essere visitato e amato per la storia che rappresenta e per la cultura artistica e che invece stenta a sopravivere.Cosa sarà della nostra cultura fra 5/6 anni? Chi si ricorderà i nomi delle opere, degli autori, dei quadri e delle sculture, dei monumenti e delle statue. Che generazioni stiamo crescendo?
Abbiamo immaginato un futuro non troppo lontano dove ì ragazzi e le ragazze vedranno un’opera d’arte e (non avendola studiata mai nelle scuole) gli daranno un titolo loro, di fantasia. Un titolo falso per un falso sapere artistico.
Ci piacerebbe che voi che state leggende condivideste queste righe e queste immagini. Prendetele usatele nei vostri siti/blog/social/facebook/twitter o dove volete, ma sopratutto condividete l’idea che…
Vogliamo il ripristino della storia dell’Arte nella scuola!
Posted by SimoneGallina™
fix COPYRIGHT
Let's fix copyright—starting with these six principles for
#copyrightweek. Join me in endorsing them: https://eff.org/copyrightweek
#coglioneNo
Zero perché il mondo è finito e non ce ne siamo accorti. Perché è finita
la nostra fiducia nei confronti di qualsiasi istituzione, di qualsiasi
forma di rappresentazione, di qualsiasi senso che voglia dirsi unico,
atavico, assoluto, definitivo. Zero perché i soldi sono finiti. Da un
pezzo. E noi di soldi nostri non ne abbiamo mai avuti. Zero perché
quando sono cadute le maschere delle mille opportunità che doveva darci
il terzo millennio, ci siamo ritrovati senza scelta. Spalle al muro.
Zero che è la metà di un codice binario, nostra essenza linguistica. Il
codice del DNA che lasceremo ai figli degli immigrati. Zero perché qua
fuori non c’è più nessuno. Zero perché finalmente possiamo partire
perché sappiamo da dove partire. Zero come tutto quello che abbiamo da
perdere. Zero come la fiducia in noi stessi che faremo finta di avere.
Zero come quello che vogliamo dire. Zero quello che c’è rimasto da dire.
Zero quello che abbiamo capito finora. Zero è forse tutto ciò che
riusciremo a capire. Zero è il buco nero che risucchia il nostro
universo pieno di rifiuti. E risucchia anche l’unica parola che lo
compone. E tutte e quattro le sue lettere. Zero come la farina dei
parlamentari, dei ragazzi dei quartieri alti, e di quelli dei quartieri
bassi. Zero come il coraggio, come la paura, come la rabbia, come la
vendetta e come la pace. Zero come ieri, oggi e domani. Zero come queste
righe. Zero come noi.
http://zerovideo.net/
http://zerovideo.net/
Zero
because the world is over and we didn’t realize it. Because our trust
towards any institution, any form of representation, any meaning
claiming to be unique, absolute, definitive is over. Zero, because money
is over, since long ago, and we never had our own money. Zero, because
when the masks of thousands of opportunities the third millennium was
supposed to give us have fallen down, we had no choice for us. Back to
the wall. Zero, half of the binary code, our new linguistic essence and
DNA code we’ll leave to the children of immigrants. Zero, because nobody
else is out here. Zero, so we can finally leave, since now we know
where from. Zero, like what we have to lose. Zero, like the
self-confidence we’ll pretend to have. Zero, like what we have to say,
like what’s left us to say; like what we have understood so far. Zero is
probably all we’ll be able to understand. Zero is the black hole that
sucks-in our universe, full of rubbish; and that sucks-in even the word
itself that names it, and all its four letters. Zero, like the MP’s
flour, the posh district guys’ flour, and the one of the slum’s guys.
Zero, like courage , like fear, like rage, like revenge and peace. Zero,
like yesterday, today and tomorrow. Zero, like these words. Zero, like
us.

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